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Diario
11 aprile 2012
Il volto della tenerezza
Lui: Se mi metti il pigiamino nella borsa significa che stasera dormo dai nonni... io: Si tesoro devi dormire lì perchè domani io non posso portarti a scuola. Lui: Ma devo proprio? io: certo, perchè non sei contento? Lui: si, ma posso portarmi i miei giochi? io: certo, preparati quelli che vuoi... Lui: ok. E così che ieri ho visto scendere dall'auto la nostra tenerezza di casa con quegli occhioni grandi, scuri ed espressivi. Con una mano ci faceva ciao e con l'altra teneva ben stretta a se la sua borsa dalla quale spuntava il suo tesoro più grande: il mitico orsetto papino inseparabile compagno di ogni notte. Torna presto piccolo che ci manchi tanto.
| inviato da Dilwica il 11/4/2012 alle 15:11 | |
6 febbraio 2012
Tante coccole per sciogliere il gelo di questi giorni…
Fa freddo è vero e la neve a Roma riesce a essere una tragedia, però io la
amo così come amo il freddo. E’ un’atmosfera irreale quella di questi giorni ma
speciale perché estremamente rara. Per qualche giorno queste condizioni
atmosferiche mi hanno “costretta” a fermarmi e finalmente posso starmene tutto
il giorno a letto con il pc sulle ginocchia e la coperta sulle gambe, a godermi
il dolce e affettuoso tepore casalingo nel mentre fuori osservo le montagne
innevate come se stessi sulle dolomiti.
Fin dal mattino mi godo la giornata, da quando mi sveglio con ancora addosso
i caldi abbracci del mio Amore fino alla sera fin quando mi addormento sotto i
suoi baci. La neve riesce a dilatare il tempo , lo rallenta e ogni attimo si
quadruplica. In questi giorni mi sto godendo doppiamente la mia famiglia nella
sua interezza. Ho ancora fresco il ricordo delle facce divertite e stupite dei
fanciulli quando hanno aperto la finestra e hanno visto tutta quella neve e
ancora mi riempie la gioia provata nel farci la guerra di palle di neve sotto casa dove
però i più agguerriti eravamo noi adulti e concludere con un bellissimo pupazzo
di neve. Fino ad oggi, che ci siamo coccolati con una buonissima pasta alla
panna e prosciutto e ora continueremo, alla faccia della dieta, con un bel the
e castagnole calde calde e per stasera un
bel film in dvd protetti da una bella coperta in pile.

| inviato da Dilwica il 6/2/2012 alle 16:44 | |
16 dicembre 2011
Aaa…cercasi scheletri
Sì cerco scheletri da
nascondere dentro l’armadio o sotto il letto, per poter soddisfare la voglia di
gente prevenuta che viola la soglia della mia casa con finta gentilezza che fa
finti complimenti per scovare chissà quale
problematica nascosta per poi poter annerire un foglio di carta. Sì perché quando
un assistente sociale entra dentro una casa normale, pulita, ordinata entra in
crisi e la normalità deve distorcerla a tal punto per poter giustificare l’esistenza
della sua figura professionale.
Peccato che quando entra in una casa normale e quella
casa è per sua disgrazia quella della mia famiglia non trova sconti e prima di
questi non trova cortesia, senza poi aggiungere che quando si chiude con un
minore in una stanza e cerca di estorcergli con furbizia scoop sensazionali che
non esistono, approfittando della sua ingenuità è triste dirlo che l’unico
scheletro che potrà trovare potrà essere solo ed esclusivamente uno: il suo. 
| inviato da Dilwica il 16/12/2011 alle 19:6 | |
20 novembre 2011
un parco giochi abbandonato
Ecco cosa è diventato il cannocchio ultimamente, almeno per me e di chi la pensa come me. Mai un ossimoro è stato così azzeccato. Il parco giochi è per antonomasia sinonimo di vitalità, di divertimento di gioia, di incontro. E così era questa piattaforma ai suoi albori, al punto che i post più singolari finivano commentati su Sky o pubblicati su un quotidiano e i blogger autori erano quasi dei personaggi sul web e amici nella realtà. Poi è arrivato facebook e la voglia di visibilità ha fatto sì che il parco giochi originario venisse abbandonato per uno virtuale e più immediato, dove l'essenza dell'individuo venisse sostituita dall'apparenza dello stesso. Ma non è questo ciò che conta e ciò che è importante, la tristezza del cigolio di un'altalena vuota che annuncia la fine della sua folle corsa sta nel fatto che la stessa altalena il giorno dopo non sarà più occupata da nessun bambino, perchè quel bambino è diventato un adulto. Un adulto che ha perso la sua fanciullezza, la sua voglia di divertirsi, la sua spontaneità e soprattutto la dignità, ma su quest'ultima affermazione stendiamo un velo pietoso. Un tempo mi piaceva condividere le mie "avventure metropolitane" e questo parco giochi era prolifico di incontri interessanti che rappresentavano spunti di crescita. Ora, fatto salvo per alcune eccezioni o irriducibili mosche bianche, gli unici incontri che si possono fare qui è con poveri derelitti che popolano un parco giochi abbandonato con la speranza di trovare una panchina vuota su cui stendersi e placare l'ira di una personalità insoddisfatta quando perfino fortemente disturbata.
luna park - michael massaia
| inviato da Dilwica il 20/11/2011 alle 11:33 | |
9 ottobre 2011
Dopo il sogno la realtà
Giorni intensi questi ma tutti belli e soddisfacenti. Ho corso tanto in questi ultimi mesi ma finalmente ecco i primi risultati: una casa tutta nostra che stiamo viziando in tutte le sue parti anche quelle più nascoste. Mancano solo i piccoli dettagli ed è fatta. Non vedo l'ora di trasferirmi con tutta la mia meravigliosa troupe e cominciare a viverla pienamente. Chiudo gli occhi e sento già i profumi che dalla cucina si diffonderanno per tutte le stanze nel mentre ascolto già la eco della gioia cristallina dei più giovani che si godono finalmente i loro giochi in totale serenità.
| inviato da Dilwica il 9/10/2011 alle 19:17 | |
26 marzo 2011
Sogno o son desta?
E’ una bella giornata primaverile, la tavola piena di amici sorridenti e come
sottofondo risate, chiacchiere e il cozzare delle stoviglie. Unica pecca il
nostro tavolo è lontano dall’entrata del ristorante ufficiale, ossia si trova
in una sala “succursale” posizionata a metà della via principale che ospita il
locale centrale e il nostro tavolo è sul marciapiede. Le tovaglie sono bianche e
coprono delle sottotovaglie color giallo oro. I camerieri sono uno stuolo, un
continuo andirivieni quasi molesto. Il
capo cameriere è una donnina anziana ma di quelle toste che prima di ascoltare
intuisce al volo le necessità dei commensali.
Finalmente arriviamo alle ordinazioni e tutti ci buttiamo su un menù di
pesce. Pare infatti che questo ristorante sia rinomato per il pesce. Siamo
quasi tutti conformi nello scegliere i primi: un bel risotto alla crema di
scampi e per secondo branzino in crosta di sale contornato di patate arrosto.
Insomma tranne qualche difformità queste le scelte prevalenti. L’attesa è breve
grazie alle chiacchiere e ai ra cconti e a metà della storia più bella ecco
arrivare l’esercito di camerieri con i primi. Nel mentre parlo improvvisamente
avverto un profumo delicato proveniente dal basso che mi stuzzica l’olfatto e
stimola l’appetito, di impulso abbasso lo sguardo per perderlo nella
moltitudine dei chicchi di riso rosati completamente spolverati da coriandoli
di prezzemolo tritato. La golosità si fa spazio e la mia mano d’istinto corre
verso le posate ma ahimè come triste scoperta mi accorgo solo ora che ho due
coltelli e nessuna forchetta. No problem mi giro di scatto e cerco la capo
cameriera affinché me ne porti una. Ma sfiga vuole che in quel momento a
passare vicino al tavolo siano solo persone che passeggiano sulla via e dei
camerieri nemmeno un’ombra. A quel punto
alla mia amica vicina dico che andrò a prendermela da sola e mi alzo decisa ma
anche un po’ adirata in quanto tale manovra farà raffreddare il mio risotto.
Cerco un cameriere ma sembrano scomparsi e comincio a scendere verso il
ristorante centrale.
La via è piena di gente e di negozi e sono costretta a
fare lo slalom tra le persone per raggiungere la meta. Arrivata a fatica al
ristorante centrale, entro e una confusione mi avvolge, mi accorgo che è stracolmo di gente e tutti i
camerieri sono impegnati a servire la moltitudine dei commensali presenti. Fortunatamente
però vedo il contenitore pieno di forchette pulite e me ne prendo una ma prima
di andarmene per correttezza avviso la capo cameriera anziana con l’intenzione
di spiegarle che si erano dimenticati a mettermene una tra le posate. L’anziana
cameriera mi sorride ma al contempo mi da uno scontrino dicendomi che quella
forchetta costa 40 centesimi e certa che io gliene avrei dati 50 mi da già il
resto di 1 centesimo insieme allo scontrino. A nulla valgono le mie rimostranze
nelle quali le spiego che io sono una commensale dell’altra sala e che non mi
hanno dato loro le posate giuste.
Allibita pago e con la forchetta in una mano
e lo scontrino e 1 cent nell’altra torno al mio tavolo rifacendo la via in
salita. Ma arrivare al tavolo è un’impresa e quando riesco ad arrivare, sudata
e stanca, dopo essermi scontrata con una marea di turisti distratti, trovo i miei
amici sorridenti in piena degustazione della frutta di stagione e il mio posto
stracolmo di cibo in attesa di essere mangiato, risotto, branzino, patate e
frutta.
E così stamane furente mi sono svegliata.
| inviato da Dilwica il 26/3/2011 alle 15:53 | |
22 febbraio 2011
Voglio essere lenta
Javier Mariàs ne ha
fatto un libro edito dalla Passigli e ho deciso di farne il
manifesto della mia esistenza. In una società dove tutti corrono senza
mai sapere dove andare, dove tutti si affannano per essere primi
senza capirne di fatto il perché, dove tutti necessitano di
emergere per convincersi di essere… io ho bisogno di fare inversione, di fermarmi e ripristinare
ogni attimo per potermelo godere pienamente e senza avere rimpianti perché una volta che l’attimo è fuggito non può più essere ripristinato e goduto.
C’è un gusto
particolare nello stare fermi su una panchina ad osservare chi
corre e si affanna. Sia in senso fisico che in senso lato.
Osservare
chi riesce, correndo, a prendere un mezzo pubblico per non perdere un
minuto e vederlo poi vivere i suoi 30 minuti seguenti piegato in
due con l’affanno, paonazzo in volto e con l'infarto in agguato non
ha prezzo (come lo slogan di una nota pubblicità), mi verrebbe da
applaudire e dirgli: “Bravo! Per non perdere 10 stai perdendo
1000… complimenti per la scelta!”
Osservare
poi chi si affanna a cercare un senso alla propria esistenza e non
trovarlo nonostante tutto l’impegno che ci mette, invece è solo una gran
pena e soprattutto una gran perdita di tempo che incentiva a dirsi:
“non ragioniam di lor ma guarda e passa”! (Inferno, canto III, verso 51)
« E io ch'avea d'error la testa cinta,
dissi: "Maestro, che è quel ch'i' odo? e che gent'è che par nel duol sì vinta?".
Ed elli a me: "Questo misero modo tengon l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli".
E io: "Maestro, che è tanto greve a lor che lamentar li fa sì forte?". Rispuose: "Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte, e la lor cieca vita è tanto bassa, che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa". »
(Dante Alighieri, Inferno III, 31-51)
| inviato da Dilwica il 22/2/2011 alle 13:11 | |
16 gennaio 2011
Zucchero filato.
E’ uno zucchero! Con tutti.
Sorride, saluta, ammicca con
entusiasmo a ogni battuta e tesse intese con chiunque. E’ la simpatia fatta
carne è l’amica di tutti e in poco tempo si è costituita la sua corte. Tutti
fanno capo a lei e qualcuno vive solo per lei. Vaporosa nel vestire sprizza
charme da ogni poro. E’ fashion molto fashion e la gara per assomigliarle è già
partita. Chi è con lei è IN chi è contro è OUT. Chi è sempre pronto ad
ascoltare le sue storie e degno di rispetto chi no è l’anticristo. Si sente unica e inimitabile e per quest’ultima
parola coglie in pieno, visto che è difficile al mattino scegliere di infilarsi
un tacco 12 di Luciano Padovan per andare in ufficio attraversando la Capitale
come fa lei.
Ormai i bisogni del gruppo si
sono fusi con i suoi. Per il cappuccino al bar si attende lei che arrivi e fa
niente se fuori fa -5 e si fa attendere mezz'ora. Per la pausa caffè si attende
che lei decida di fare pausa ed è sempre lei a definire le uscite serali, il
ristorante e la compagnia che dovrà attorniarla. Ora siamo arrivati anche all’organizzazione
del week end. Inutile aggiungere che se lei non esce, il gruppo non esce e se
lei è di cattivo umore tutti si raccolgono in silenzioso rispetto.
Per civiltà ho provato a interagirci
ma è da quando avevo 3 anni che lo zucchero filato mi ha sempre nauseato. E
bello a vedersi ma è inconsistente, oltre che fastidioso e appiccicoso. Di
utile rimane sempre e solo il bastoncino che è quasi sempre però indigesto. E così io sono per lei, l’indigesto
anticristo out che non si è piegato ai suoi voleri. Colei che la osserva sempre ma non l’approva,
mai.
Quella parte di mondo che non è
riuscita ad ammaliare perché non vive di apparenza e sa leggere gli sguardi,
quella parte di civiltà che allo zucchero filato predilige una bella cioccolata calda, densa ed estremamente calorica.

| inviato da Dilwica il 16/1/2011 alle 19:53 | |
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