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Dilwica
una cacciatrice di anime uniche


Diario


16 settembre 2007

Saudade (la seconda parte delle mie vacanze)

Credo che sia l’unico termine appropriato per descrivere il Portogallo nella sua atmosfera più intima e affascinante. Un’atmosfera che ho respirato fin dal primo approccio avuto con la terra portoghese attraverso la mia guida, Sergio, quando mi è venuto a prendere all’aeroporto di Barcellona. Agli inizi pensavo fosse spagnolo, ma c’era qualcosa in lui che non riuscivo a definire che me lo faceva percepire come uno spagnolo piuttosto atipico. Poi ho saputo che era portoghese e quando siamo arrivati nella sua terra ho capito qual’era la sua “atipicità”ossia la saudade che faceva capolino dal suo essere, come el duende lo fa da uno spagnolo andaluso. La saudade è una sorta di malinconia nostalgica che compone l’anima di questo popolo di grandi navigatori. La si percepisce ovunque, dai grandi paesaggi di mare e di terra, alle grandi città come Porto, Coimbra e Lisbona, ai piccoli borghi sperduti nel verde e nascosti tra le coste frastagliate sull’Atlantico come Nazarè fino ad arrivare nell’anima di ogni singolo portoghese, nel suo sorriso pacato e nel suo sguardo profondo. E’ una terra ricca di storia e cultura di posti incantevoli e magici, la cui semplicità nonché le tradizioni sanno fare la differenza. Tutto questo l’ho percepito nel mentre ascoltavo Sergio che minuziosamente ci raccontava la storia di ogni pietra della sua terra, ma ciò che era più impressionante era il fatto che a saper ben guardare gliela si leggeva nello sguardo e nell’anima, in quanto traspariva dal suo essere. Saudade appunto: inebriante quando un profumo, penetrante quanto un’essenza.

Chi pensa che il Portogallo sia un paese ai margini dell’Europa degno di poca nota commette un grande errore. Come in un libro, è la fine a rendere interessante l’insieme così questa landa di terra distesa ai margini della nostra Europa rende onore a tutti gli europei, con la sua dignità culturale, le sue bellezze naturali nonché le sue fiere tradizioni. E io a Cabo da Roca, “dove finisce la terra e comincia il mare” come disse Camoes (il Dante Alighieri portoghese) questo l’ho potuto constatare nel mentre osservavo le onde agitate dell’Oceano infrangersi sulla costa che mi ospitava nel mentre ascoltavo il vento che sibilava nelle mie orecchie e giocava con i miei capelli.

L’Europa finiva lì. Al di là dell’immensità azzurra poi, c’era solo l’America.


Cabo da Roca (Sintra) - estrema punta d'Europa -


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"Mantiene il suo modo di pensare indipendentemente dall'opinione pubblica.
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