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Dilwica
una cacciatrice di anime uniche


Incroci di vita...


26 marzo 2011

Sogno o son desta?

    E’ una bella giornata primaverile, la tavola piena di amici sorridenti e come sottofondo risate, chiacchiere e il cozzare delle stoviglie. Unica pecca il nostro tavolo è lontano dall’entrata del ristorante ufficiale, ossia si trova in una sala “succursale” posizionata a metà della via principale che ospita il locale centrale e il nostro tavolo è sul marciapiede. Le tovaglie sono bianche e coprono delle sottotovaglie color giallo oro. I camerieri sono uno stuolo, un continuo andirivieni quasi molesto.  Il capo cameriere è una donnina anziana ma di quelle toste che prima di ascoltare intuisce al volo le necessità dei commensali.  Finalmente arriviamo alle ordinazioni e tutti ci buttiamo su un menù di pesce. Pare infatti che questo ristorante sia rinomato per il pesce. Siamo quasi tutti conformi nello scegliere i primi: un bel risotto alla crema di scampi e per secondo branzino in crosta di sale contornato di patate arrosto. Insomma tranne qualche difformità queste le scelte prevalenti. 

    L’attesa è breve grazie alle chiacchiere e ai racconti e a metà della storia più bella ecco arrivare l’esercito di camerieri con i primi. Nel mentre parlo improvvisamente avverto un profumo delicato proveniente dal basso che mi stuzzica l’olfatto e stimola l’appetito, di impulso abbasso lo sguardo per perderlo nella moltitudine dei chicchi di riso rosati completamente spolverati da coriandoli di prezzemolo tritato. La golosità si fa spazio e la mia mano d’istinto corre verso le posate ma ahimè come triste scoperta mi accorgo solo ora che ho due coltelli e nessuna forchetta. No problem mi giro di scatto e cerco la capo cameriera affinché me ne porti una. Ma sfiga vuole che in quel momento a passare vicino al tavolo siano solo persone che passeggiano sulla via e dei camerieri nemmeno un’ombra.  A quel punto alla mia amica vicina dico che andrò a prendermela da sola e mi alzo decisa ma anche un po’ adirata in quanto tale manovra farà raffreddare il mio risotto. Cerco un cameriere ma sembrano scomparsi e comincio a scendere verso il ristorante centrale.

    La via è piena di gente e di negozi e sono costretta a fare lo slalom tra le persone per raggiungere la meta. Arrivata a fatica al ristorante centrale, entro e una confusione mi avvolge,  mi accorgo che è stracolmo di gente e tutti i camerieri sono impegnati a servire la moltitudine dei commensali presenti. Fortunatamente però vedo il contenitore pieno di forchette pulite e me ne prendo una ma prima di andarmene per correttezza avviso la capo cameriera anziana con l’intenzione di spiegarle che si erano dimenticati a mettermene una tra le posate. L’anziana cameriera mi sorride ma al contempo mi da uno scontrino dicendomi che quella forchetta costa 40 centesimi e certa che io gliene avrei dati 50 mi da già il resto di 1 centesimo insieme allo scontrino. A nulla valgono le mie rimostranze nelle quali le spiego che io sono una commensale dell’altra sala e che non mi hanno dato loro le posate giuste.

    Allibita pago e con la forchetta in una mano e lo scontrino e 1 cent nell’altra torno al mio tavolo rifacendo la via in salita. Ma arrivare al tavolo è un’impresa e quando riesco ad arrivare, sudata e stanca, dopo essermi scontrata con una marea di turisti distratti, trovo i miei amici sorridenti in piena degustazione della frutta di stagione e il mio posto stracolmo di cibo in attesa di essere mangiato, risotto, branzino, patate e frutta.

    E così stamane furente mi sono svegliata.





permalink | inviato da Dilwica il 26/3/2011 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


17 marzo 2010

La mia vita a fumetti

E’ vero sono un po’ latitante ma sono mesi ormai che la mia vita si è trasformata in un fumetto.

E’ divenuta fantasiosa, colorata, divertente, arguta, imprevedibile… e tutto grazie al mio compagno che non conosce la parola noia né la fa conoscere a chi lo frequenta. Vivere con lui significa uscire con Spiderman, parlare con Barbapapà, scontrarsi con Paperino , coccolare Calimero, litigare con Willy Coyote…….. e…. fare ehm… con Superman.

Il tempo scorre veloce e io mi sento ogni giorno come Alice nel paese delle meraviglie… mi ritrovo minuto dopo minuto a scoprire sorprese inaspettate e meravigliose, fatte con i sorrisi più affettuosi e gli abbracci più passionali… e godendomele appieno le assaporo a occhi chiusi come fossero un boccone succulento e goloso.

E così respiro a pieni polmoni un’armonia ritrovata e gustosa fin nei suoi sapori più profondi e ringrazio sentitamente colei che mi ha regalato colui che sarà il suo rimpianto più amaro.





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1 febbraio 2010

Ricordi flash

Ci sono dei frammenti di scene di vita, spesso tra i più insignificanti, che rimangono indelebili nel corso degli anni… nella mia memoria senza riuscire a trovarne una ragione. Magari con protagoniste delle persone, con cui ho condiviso solo quell’attimo e niente più ma celebrate nella mia vita per sempre. Alle volte vorrei parlare alla mia memoria e chiederle perché fa questo tipo di scelte. Perché sceglie di ricordare degli eventi anziché altri. Provo e riprovo a indagare sui significati subliminali che quel ricordo cela, ma niente. Delle volte ho scoperto che una frase buttata lì per caso da un adulto a me bambina mi ha segnato per sempre, in gergo si chiamano traumi, come quando la madre di una mia amichetta un giorno ci disse: “Non dovete uscire alle 15 di pomeriggio da sole perché a quell’ora vanno in giro i maniaci. Avete sentito cosa è successo a quella bambina? (ovviamente era una storia inventata) E io curiosa: “Che cosa?” “Beh un maniaco l’ha rapita e poi le ha infilato un manico di scopa da dietro e glielo ha fatto uscire da davanti”…. A quell’età non comprendevo nessuna allusione sessuale e per tanti giorni mi chiedevo come mai i maniaci si divertissero a fare quelle cose così insignificanti… sta di fatto che la bambina in questione secondo la storia della signora era morta e quel finale bastava a spaventarci. Crescendo quelle immagini non mi hanno mai abbandonata e via via che comprendevo le allusioni sessuali legate al racconto, provavo schifo (per l’esempio) e rabbia (per non poter più andare oggi, che posso difendermi, dalla signora in questione e ficcargli il manico di scopa in questione lì dove le sue perversioni ce lo avevano fatto immaginare)…stronza.

Accanto però a questi ricordi che portano la giustificazione della loro trasmissione temporale psicologica, ce ne sono altri di cui proprio non so darmi motivo. Ricordi di un odore, ricordi di frammenti di oggetti trovati per caso, ricordi di flash di sorrisi…ecc che portano a frammenti di scene vissute. Come la scena in cui un amichetto d’infanzia, impossesatosi di un po’ di mastice preso dagli attrezzi del padre, lo andò a spalmare su un muretto di marmo bianco, lasciando una riga blu su di esso. Riga che sono andata a ricercare trenta anni dopo e che ho puntualmente trovato……. Una scena tra le tante, in cui io fui solo spettatrice passiva ma che in modo del tutto incomprensibile ricordo come se fosse ieri… .  Ricordi flash relegati nei misteriosi meandri della memoria.





permalink | inviato da Dilwica il 1/2/2010 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (43) | Versione per la stampa


10 gennaio 2010

Ho incontrato un angelo senz’ali.

    Immersa in un negozio per articoli per la casa, tra una scatola di cotton fioc in una mano e uno stura Wc nell’altra, proprio all’angolo di un dividi corsia, qualche giorno fa, mi sono imbattuta in due uomini che stavano contrattando la compra-vendita di una graziosa credenza stile country. Il venditore era un uomo sulla cinquantina paffuto dall’aspetto gioviale, il compratore un bell’uomo sulla quarantina dai modi molto cordiali con uno sguardo che irradiava tenerezza ovunque si posasse. La scelta era fatta e l’unico problema sembrava essere il trasporto del mobile per il quale, sia il peso sia l’ingombro nonché la delicatezza dello stesso, il compratore chiedeva un aiuto per trasferirlo nella sua casa.

Che la richiesta fosse stata soddisfatta me ne sono resa conto uscendo dal negozio, trovando dinnanzi a me la credenza appena acquistata su un carrello con due giovani immigrati pronti a portarla verso la sua nuova dimora.

La strada da loro intrapresa era la stessa che dovevo fare io e così mi sono trovata a seguirli lentamente a distanza. Il rumore del carrello sull’asfalto divelto era assordante e l’impegno dei due ragazzi nel compiere la missione affidatagli dal gestore del negozio presso cui lavoravano, encomiabile. Anche il proprietario del mobile li aiutava, ma di certo il grosso erano loro a farlo.

Dopo alcune centinaia di metri, un portone scandiva la meta ed è stato lì che ho scoperto che tra quei tre esseri umani, uno era un angelo senza ali. E’ bastato solo un attimo… il tempo necessario per un’anima nobile di sapersi palesare. All’improvviso da ciascuna mano il proprietario del mobile ha fatto comparire una banconota cedendola ai ragazzi con un’umiltà senza eguali. Il suo sguardo deciso e profondo palpitava di tenerezza mista a riconoscenza e il suo sorriso grato e affabile raccontava più di fiumi di parole.

I due ragazzi, ancora sudati, increduli guardavano il denaro che non si aspettavano con altrettanta umiltà e solo dopo essersi guardati tra loro e aver ulteriormente guardato il giovane che stava riconoscendo le loro fatiche, hanno timidamente accettato il denaro. E poiché il bene porta il bene in chi ha il dono di saperlo riconoscere, anche loro hanno voluto dimostrare la loro gratitudine a quell’angelo, decidendo di comune accordo di non lasciarlo sotto il portone con il suo mobile, ma di salire con lui e aiutarlo a sistemarlo nella sua casa. Così, abbandonato il carrello trasportatore, i due ragazzi, hanno preso di peso il mobile e insieme all’angelo senza ali, sono entrati nel portone con un grande sorriso, contagiati da quel bene umano che è la reciprocità.





permalink | inviato da Dilwica il 10/1/2010 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa


10 dicembre 2009

Il coraggio di un gesto

A volte basta poco per donare gioia e riceverla: un gesto… un piccolo e banale gesto.

Un sorriso, una mano tesa, uno sguardo complice, una carezza… tutti gesti gratuiti che non costano nulla in termini economici ma che troppo spesso costano in termini di orgoglio.

Già, quel maledetto orgoglio che ci impoverisce via via che monta e che lentamente ci soffoca. Quell’orgoglio che ci trattiene dallo scavalcare le barriere della convenzione sociale. Una convenzione che nostro malgrado ci tiene soggiogati e che solo una mente intimamente libera è in grado di controbattere.

E così spesso penso a quanti aborti ho avuto. Aborti di gesti verso tante persone conosciute e non. Aborti che se il mio orgoglio non avesse procurato, ora sarebbero altrettante vite, magari minuscole quanto un lumicino fievole, che albergavano nei cuori altrui per sempre.

Quanti sguardi tristi e sorrisi spenti ho incrociato nei miei percorsi giornalieri, sguardi e sorrisi che avrei potuto accendere con altrettanti sguardi o sorrisi miei complici che silenziosamente gridavano: “non sei solo, non sei sola… qualsiasi cosa ti sia accaduto o tu stia pensando che ti rattrista, ti ricordo che stiamo assieme a combattere questa sfida che è la vita; una sfida che si vince solo con la forza dell’unione e dell’amore”.

La mia mente si popola di immagini che si sovrappongono negli anni. Flash di volti che ho incrociato di cui ho il rammarico per non aver lasciato un gesto affettuoso. Persone che ormai mi abitano per sempre, come la coppia sudamericana sulla metro A, incrociata anni fa, seduta di fronte a me. Lei distrutta, accasciata sul sedile, lo sguardo perso sul pavimento che non vedeva… e la mano morta dentro quella di lui. Un lui doppiamente perso sia per la tragedia che li accumunava sia per la consapevolezza, suo malgrado, dell’impotenza di non riuscire a fare nulla per la sua amata compagna. I suoi occhi erano lucidi di lacrime, guardava lei e poi guardava me e chi era accanto a me… era uno sguardo che implorava aiuto che diceva: “Ditemi cosa devo fare per….”.

Forse nessuno avrebbe potuto fare nulla… eppure l’istinto mi diceva che quel fiore di carta che avevo conservato in borsa, dono di un bimbo, era per quella ragazza triste…. Così aprivo e chiudevo la zip della borsa con lo stesso ritmo con cui la mente mi diceva: daglielo…,no lascia perdere, daglielo… pensieri che si alternavano come i petali di una margherita sulle mani di un innamorato.

Qualcosa mi diceva che la coppia aveva appena perso qualcosa di importante, come un figlio. Reduci forse di un aborto. Non l’ho mai saputo. L’unica certezza fu che nel mentre lasciavo la zip della borsa chiusa e ascoltavo le porte della metro richiudersi dietro di me …io di certo avevo appena abortito.

Avevo ucciso un gesto d’affetto per becera viltà...





permalink | inviato da Dilwica il 10/12/2009 alle 10:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa


1 dicembre 2009

Il libro

Era lì solo al buio, al freddo che mi attendeva. Poggiato su una panchina deserta e umida con addosso ancora l’odore di chi lo possedeva. Era il frutto di una catena di mani, occhi, cuori, sorrisi, lacrime,sogni, emozioni…..era lì per il predestinato che lo avrebbe incontrato. Era lì per me, da parte di chi non saprò mai essere. Forse uomo, forse donna che voleva condividere le sue emozioni con un prossimo sconosciuto. Ero in quel parco per caso, a scoprire i misteri di una Mosca notturna quando i nostri destini si sono incrociati nostro malgrado. Un incontro al buio, con molteplici persone, un po’ come accade nel web…l’autore, il primo lettore, il secondo, il terzo fino ad arrivare a me che l’ho fatto viaggiare fin qui per fargli trovare la sua ultima dimora. La copertina rigida, stinta e i suoi fogli gialli e consunti raccontano la sua lunga storia quella che va dal 1984 a oggi; ma il disegno di una vittoria alata e di un poeta di secoli prima, racconta una storia ancora più lontana. Chissà quante volte il suo primo proprietario si sarà chiesto che fine abbia fatto e provato ad immaginare il volto di chi ora lo custodisce. Un volto che io vedo riflesso su uno specchio e che si perde in quelle pagine di versi in cirillico che ahimè non riesce a comprendere….come un bimbo che non sa leggere.





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permalink | inviato da Dilwica il 1/12/2009 alle 0:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa


26 novembre 2009

Un premio Mobius da Oscar

Location: Covo di vipere ossia l’ufficio di Dilwica.

Personaggi:  Aspide. (capo di Dilwica). Cobra. (Capo del capo di Dilwica). Vipere: Colleghe Dilwica

Location esterna: (Ufficio Cobra).

Regia suo malgrado: Dilwica.

Riassunto delle puntate precedenti: L’ufficio di Dilw è un covo di vipere con a capo un aspide. A capo dell’aspide c’è un cobra. L’aspide gestisce o almeno ci prova, tutte le vipere. Ogni vipera ha una mansione differente e soprattutto un contratto differente. Un bel giorno Dilw  arrivando in ufficio trova l’aspide che l’attende per  comunicarle che da quel giorno dovrà sostituire in toto la sua collega vipera perché quest’ultima è gravemente malata. La collega vipera si salva ma la convalescenza è lunga così Dilw è costretta a sostituirla per quasi due mesi. Il lavoro è diverso totalmente dal suo, come diverse sono le condizioni contrattuali,  il trattamento economico ecc. Risultato: lavora più ore con un lavoro di responsabilità maggiore ma con contratto e stipendio del lavoro precedente. Dilw non fa una piega e accetta, lavora, si studia il manuale tecnico del nuovo lavoro e tempo un giorno è operativa. Passano i due mesi, termina il lavoro e alla fine, trattandosi di un prodotto informatico, insieme al resto del gruppo di lavoro, vince il premio Mobius multimedia Lugano e giù tanti i complimenti e fuochi d’artificio. Grande soddisfazione dell’aspide capo progetto e del Cobra che ha ritirato il Premio. Nel frattempo il vecchio contratto (del lavoro bloccato) di Dilw  scade; e torna la vipera malata che si riprende il posto vacante con un nuovo lavoro analogo. Anche Dilw torna al suo vecchio lavoro e alla sua vecchia scrivania. Ma….SURPRISE  invece di trovare un nuovo contratto ad attenderla sul suo lavoro storico, trova un’altra vipera al suo posto, con il suo lavoro e un nuovo contratto. E per Dilw il niente. Chiede quindi spiegazioni all’aspide il quale le risponde che il suo contratto è terminato e non è previsto il rinnovo… poiché  nel frattempo  che Dilw era ASSENTE sono stati costretti a sostituirla con un’altra persona. Dilw,  nonostante faccia presente che era assente lì perché stava di là a parare il biiiiiiiiiiiip a loro, ossia a sostituire la malata su ordine dell’aspide stesso, tutto rimane immutato. Anzi come risposta aggiuntiva l’aspide manifesta una dimenticanza improvvisa sulla malattia della vipera sostituita e ovviamente sulla sua sostituzione con Dilw….

Titolo della nuova puntata: GUERRE STELLARI, THE DAY AFTER : APOCALYPSE NOW

Inviperita come pochi e incarognita come molti Dilw aggredisce l’aspide  e corre a chiedere spiegazioni al Cobra…il burattinaio della storia. Chiede un appuntamento e il giorno predestinato all’ora stabilita si presenta vestita da Kamikaze, quindi entra e si chiude alle spalle la pesante porta in massello dell’ufficio del Cobra. Ma prima di farsi esplodere, esplode il Cobra in una serie di disquisizioni insulse e ingiustificate sulle ragioni della questione, che riassunte hanno questo significato: “la tipa è la figlia di…non sapevo dove metterla e l’ho messa lì, pertanto tu pigliatela n’der Biiiiiiiiiiiiiiiip.” In suo sostegno chiama l’aspide che strisciando entra a testa bassa. Per i non vedenti la scena è descritta alla pagina 777 del blog di Dilwica: Scambio di sguardi sornioni tra i due rettili, nessuna scusa, ragioni che non tengono nemmeno se attaccate con il bostik. Ufficialmente la malata non è mai stata tale, né sostituita mentre Dilw non ha terminato il suo lavoro al punto da  essere sostituita con un’altra persona. Loro ricordano questo e già che c'è il Cobra addita Dilw dicendo che viste le lamentele ingiustificate manifestate, ha constatato che Dilw ha veramente “un pesssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimo carattere”.

Dilw è basita ma trova la forza di dire al cobra che anche se avrà un pesssssssssssssssimo carattere  ha però la dignità di essere onesta e per questo essere in grado di camminare a testa alta anziché strisciare.

Schifata Dilw, esce dall’ufficio del cobra, affronta gli sguardi delle innumerevoli segretarie del cobra che  la guardano sbalordite con la limetta per le unghie ancora a mezz’aria, e si dirige nel suo ufficio. Qui si imbatte con le vipere (già avvisate della sceneggiata dalle segretarie del piano di sotto) e subito raccoglie il commento della collega vipera rediviva che con un sorrisetto dice: “Allora Che Guevara cosa è successo? Devo comprarti una stella rossa da mettere sul tuo basco nero?”.

La risposta della sottoscritta è spontanea: “Attenta Rosà (Rosalba) a parlare che se ti mordi la lingua finisci di nuovo in ospedale per avvelenamento e stavolta potrei sostituirti a vita….:)”.

Quindi presi la mia roba e me ne andai da quell’ufficio per sempre. (Ma le vipere ci sono tutte il veleno le mantiene come nuove).

Che grande soddisfazione fu ricevere il premio Mobius.




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permalink | inviato da Dilwica il 26/11/2009 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (42) | Versione per la stampa


24 novembre 2009

Casualità sorprendenti

Capita di passeggiare con un’amica nella propria quotidianità e improvvisamente trovarsi a dover fare delle scelte casuali. Come:

- scegliere di vedere un film invece che un altro e doversi recare proprio in quel cinema che non frequenti quasi mai.

 - arrivare in netto anticipo, fare i biglietti e decidere di passeggiare nei dintorni per ammazzare l’attesa.

-farti venire la voglia di andare a vedere un paio di scarpe nel negozio ipercostoso nella via vicina dove entrare è solo sport.

-entrare nella libreria accanto e sublimare la tua voglia di spesa con l’acquisto di un libro, l’ennesimo che sai leggerai chissà quando.

-uscire di lì e dire all’amica…. “ma no dai, passiamo di qui anziché di la”….

-varcare l’incrocio e immergerti nella folla, parlando del più e del meno fin quando i tuoi racconti vengono interrotti da delle grida alle spalle. Grida che fanno il tuo nome.

Capità sì….!Eccome.

Quindi girarsi senza grande curiosità convinti che è qualcun altro con lo stesso nome a essere cercato e vivere invece l’improvvisa SORPRESA…che due persone stanno correndo verso di te, mano nella mano, con un sorriso a 32 denti, la luce negli occhi e che cercano proprio te…  Due persone lontane (lui e lei ) conosciute sulla piazza del blog e a cui vuoi un bene immenso perché hanno condiviso le tue emozioni e tu le loro fin da quel lontano ormai 25 giugno 2006 quando sbarcando a Milano andavi all’incontro con l’ignoto: il Mesca e per la prima volta guardavi i loro volti reali e non quelli fotografici. Insieme a quelli di tanti altri.

E poi….

Fermarsi a parlare e ricominciare esattamente da dove si aveva interrotto. Come se l’interruzione fosse avvenuta solo un’ora prima, velocemente perché il film iniziava e il treno partiva.

Lasciarsi di nuovo, con la promessa di rivedersi presto una promessa finora sempre mantenuta.

Roma è una città enorme, incontrasi casualmente è molto difficile. Ma la legge del cuore segue i suoi percorsi e anche in mezzo a due milioni di persone, chi si vuole bene riesce a ritrovarsi sempre.

Senza nulla togliere poi agli amici romani, incontrati sul web, che invece incontro regolarmente, in particolare Lui, che ho ritrovato anche se non lo avevo mai perso e Lei che da quando ci siamo incontrate non ci siamo mai lasciate. Un lui e una lei che anche senza link sanno riconoscersi ognun per se, perché abitano nello stesso condominio del mio cuore.



Per chi non lo sapesse il Mesca (Meeting sgurlz Cannocchialesco) non è altri che il raduno ufficiale che i blogger del cannocchio fanno ogni tot di tempo in una città scelta a caso.




permalink | inviato da Dilwica il 24/11/2009 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (43) | Versione per la stampa
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Il grande uomo

"Mantiene il suo modo di pensare indipendentemente dall'opinione pubblica.
E' tranquillo, calmo, paziente, non grida e non dispera.
Pensa con chiarezza, parla con intelligenza, vive con semplicità.
E' del futuro e non del passato.
Ha sempre tempo.
Non disprezza nessun essere umano.
Causa l'impressione dei vasti silenzi della natura: il Cielo.
Non è vanitoso.
Siccome non va in cerca di applausi, giammai si offende.
Possiede sempre più di quanto giudichi meritare.
E' sempre disposto ad imparare, persino dai bambini.
Vive nel suo proprio isolamento spirituale, laddove non giunge la lode nè la censura.
Ciononostante, il suo isolamento non è freddo: Ama - Soffre - Pensa - Comprende.
Quel che possiedi, denaro, posizione sociale, non significano nulla per lui.
Gl'importa solo quel che sei.
Disprezza la propria opinione non appena verifica di aver sbagliato.
Non rispetta usi stabiliti e venerati da spiriti taccagni.
Rispetta solo la Verità.
Ha la mente da Uomo ed il cuore da bambino.
Conosce sè stesso, tale qual è, e conosce DIO."

(C. Charuri)

Qualcuno disse:

"Solo due cose sono infinite:l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima" (Albert Einstein)
"Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole" (Ebert Hubbart)

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