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Dilwica
una cacciatrice di anime uniche


Roma


4 ottobre 2009

I custodi di Roma

    Insieme rappresentano un vero e proprio esercito. Come elmo portano una luce intermittente che gestisce la loro disponibilità, come scudo una dimestichezza senza eguali che gli permette di aprirsi i varchi più impossibili nel traffico di Roma e come arma protesa, l’alta velocità con cui si muovono. Sono i Taxi pubblici della città che con le loro armature bianche sfrecciano veloci in ogni vicolo di Roma. Basta fermarsi in uno degli snodi centrali della capitale, per rimanere affascinati nel vederli a frotte invadere la città e diramarsi in ogni dove. Roma, l’immenso corpo umano dei romani è alimentato fortemente da queste “particelle” bianche che ne rappresentano la linfa vitale. Come eroi epici possiedono i nomi più fantasiosi e bizzarri… che vanno dalle costellazioni celesti alle città terrestri, e i numeri che li affiancano sembrano essere i numeri dei loro trofei vinti sul campo di battaglia. Qualcuno direbbe anche dei caduti sotto le loro ruote…(pertanto attenti a chi li ha alti 53, 58 ecc. perché sono esperti in materia, ma attenti pure a chi li ha bassi, 3, 15 ecc. perché sono i più zelanti che vogliono eguagliare i maestri…).
    Nonostante siano amati e odiati al contempo sono e rimangono i veri custodi della città. Non a caso il grande Albertone nazionale dedicò alla categoria uno dei suoi film più straordinari “Il tassinaro” (1983) un film diventato cult. Spesso vengono additati come persone disoneste che tendono ad approfittarsi dei clienti barando sulle tariffe standard del trasporto, o che sono dei veri pirati della strada che infastidiscono la guida altrui mettendo in pericolo sia i clienti che trasportano sia gli altri guidatori. Ovviamente in ogni categoria c’è sempre la mela marcia che la compromette ma per un frutto marcio ce ne sono tanti altri buoni e genuini che la rafforzano. Uomini e donne che si guadagnano da vivere onestamente per se e le loro famiglie. Checchè se ne dica, sta di fatto che se non esistessero sentiremmo la loro mancanza fortemente. Basta pensare ai loro trasporti notturni (ma non solo) che puntuali si presentano dopo una prenotazione telefonica e ti permettono di arrivare a destinazione in breve tempo.
    Quando passo vicino alle loro stazioni spesso mi soffermo a riflettere sul loro lavoro. Stressante e duro senza dubbio. Immersi nel traffico caotico ogni giorno per diverse ore al giorno, a contatto con persone di ogni tipo e con i caratteri più impossibili, si trasformano in spugne umane che assorbono assieme allo smog le storie dei tanti che incontrano compresi i loro nervosismi e le loro confessioni. Senza pensare poi ai momenti di magra, quando fermi in attesa del loro turno e del cliente, attendono in compagnia dei loro pensieri, problemi e ansie. Alcuni li vedo con lo sguardo perso nel vuoto in ascolto di musica e radio, altri intenti a leggere giornali e libri. Alcune auto sono delle biblioteche mobili dove pile di libri e giornali stazionano sui loro cruscotti. Non appena però un cliente li contatta, accantonano ogni pensiero, con cortesia lo lasciano salire spengono la luce premono l’acceleratore e via….di corsa verso una nuova meta. 
    Ogni volta che mi tagliano la strada li maledico con il cuore, ma in realtà li ammiro e li rispetto. Un’ammirazione profonda legata al fatto che loro ogni giorno realizzano un mio sogno nascosto: ossia quello di conoscere la mia città a menadito, ogni strada e vicolo di ogni quartiere, a occhi chiusi.





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21 aprile 2009

Roma

Eh sì, sei una vecchiettina ormai. Di rughe ne hai tante ma solo tu sai portarle con estrema fierezza….in molti hanno provato a farti un lifting, ora qui ora là ma sono proprio le tue rughe a darti più splendore e i lifting scompaiono al sole. Ne hai viste tante nel corso degli anni e di gente che ti ha rappresentata ne hai avuta una moltitudine. Sei più di una dea, perché nel tuo nome, sono state combattute tante guerre seguite da altrettante conquiste. Il mondo intero ti conosce e riconosce i tuoi colori, i tuoi fasti e la tua forza. Oggi hai spento 2762 candeline tutte rigorosamente rosse e gialle come l’oro e la porpora che ti rappresentano: oro come la tua immensa ricchezza e la porpora come il tuo immenso potere, che hai avuto, che hai, che continuerai per sempre ad avere, mia splendida e superba nonnetta Roma. E noi romani accolti dal tuo caldo abbraccio in coro ti salutiamo con orgoglio.






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19 giugno 2007

Quando la vita riprende...

Ultimamente mi alzo molto presto al mattino per poter assaporare in modo profondo l’atmosfera magica che in quelle ore si vive. E’ il momento limite tra il silenzio della notte che lentamente lascia spazio al risveglio del giorno. E’ bello osservare i visi delle persone ancora semi addormentati, come è bello sentire il fresco delle prime ore del mattino. Ma l’emozione più grande è senza dubbio quando mi inoltro tra i vicoli del Ghetto e arranco a fatica sui sampietrini. Sono ancora deserti e silenziosi e lo scorrere dell’acqua nelle fontane ha un suono melodioso che ispira frescura e serenità. Un suono che si può ascoltare solo quando tutto tace. Al mattino e al tramonto. Basta però arrivare alla piazza centrale del piccolo quartiere che si sente esplodere la vita. Dal forno esce profumo inebriante di pizza calda e dalla pasticceria quello dei cornetti e delle ciambelle, il bar brulica di vita e le panchine sono già piene di nonnetti ottuagenari che parlottano tra di loro. Qui è uno dei pochi quartieri in cui è ancora possibile incrociare il garzone in bicicletta che con le ceste bianche comincia il suo giro di consegna del pane. Mi diverte attraversarlo lentamente, assaporando ogni elemento di questa magica realtà e di viverlo fino in fondo. Mi piace poi passare nei vicoli storici quelli che ti permettono di entrare nella storia stessa e di guardare le stesse architetture che anni, se non secoli prima, gente famosa e non, ha vissuto. L’impressione in questo posto è che il tempo si sia fermato e ci si accorge che non è così solo dagli abbigliamenti e di qualche auto di troppo. Ma mi affascina anche, arrivare in ufficio prima di tutti, quando ancora quelle mura risultano vivibili. Mi piace guardare le scrivanie vuote e mi diverte ascoltare il silenzio innaturale di quel posto in genere rumorosissimo.

In questo modo anche il più semplice atto quotidiano, per certi versi antipatico, di andare in ufficio diventa un divertimento e un invito a vivere la più stressante della quotidianità nel modo più rilassante possibile.




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27 ottobre 2006

Serate autunnali

Passo dopo passo,

sampietrino dopo sampietrino, pensiero dopo pensiero assaporando l’atmosfera dell’imbrunire romano, consumo i vicoli più nascosti. Passo sotto piccoli archi e scovo passaggi segreti. Sbuco in una delle piazze più note e caratteristiche: Campo de Fiori. Il nero del selciato fa risaltare i colori dei palazzi storici che la delineano, le luci dei negozi si diffondono all’esterno e quelle dei lampioni si rispecchiano nelle pozze d’acqua createsi dal continuo sgorgare dell’acqua dai “nasoni” le fontanelle romane. La statua di Giordano Bruno si erge sontuosa là nel centro e l’oscurità della stessa contrasta il verde pensile degli attici che la sovrastano. L’attraverso in diagonale raggiungendo l’antico Forno. Una fragranza di aromi morbidi mi avvolge e mi attrae all’interno. Mi soffermo incantata dinnanzi il bancone. Con gli occhi sgranati come una bimba, consumo tutte le dolcezze che si lasciano guardare da dietro al vetro e dei soffici muffin attirano la mia gola e la mia voglia di affetto. Ne compro due, quelli di pasta margherita puntecchiati di gocce al cioccolato e contenta con in mano il sacchetto caldo e profumato esco felice per dirigermi a trovare nel suo piccolo laboratorio, lei, la mia amica artista. Altri passi dopo passi, fino ad arrivare. Alla mia vista, un sorriso la illumina, si alza, mi abbraccia e notando il pacchettino dell’inconfondibile storico forno intuisce e corre nel retrobottega  a mettere sul suo fornello ambulante un po’ d’acqua calda per il nostro the serale, io al bergamotto lei verde. Sedute nei due banchetti ci scaldiamo con il the fumante ci coccoliamo con i due soffici muffin e ci raccontiamo la giornata appena passata. Io le racconto le bravate delle mie colleghe e lei quelle delle sue pazze clienti, ridiamo e ci tiriamo su la giornata ammirando la “fauna” maschile che ci sfila davanti nel vicolo. Qualcuno si ferma, ci guarda e ci saluta: l’architetto argentino, il fotografo, l’orafo, il libraio, l’attrice dei “ragazzi del muretto”, la vecchina delle borse, ma conoscendoci nessuno di loro osa entrare perché sanno che quel momento per noi è sacro fatto di una magia-alchimia che non può alterare. E così spesso ogni sera mi dirigo lì mi rilasso facendomi delle belle e sane risate per poi immergermi nelle luci del traffico che mi riporta a casa.




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19 settembre 2006

Atmosfere...

E’ arrivato…finalmente è arrivato. E io lo adoro.

Amo il suo carattere turbolento i suoi repentini cambi di umore ma anche i suoi colori caldi. E’romantico e intimistico. L’autunno è tra le stagioni che prediligo. Non so il perché ma mi affascina guardare tra la finestra i suoi umori. Mi piace l’idea di starmene dietro quel vetro a vedere la pioggia che scende il cielo terso e i lampi che come flash illuminano le nubi. Mi piace guardare la giornata che tramonta prima e che ricopre Roma di un colore indescrivibile che solo un grande pittore potrebbe riprodurre. I contorni dei tetti e delle cupole sono più nitidi e sembrano scolpiti nel cielo. Mi piace la calda atmosfera creata dalle prime luci delle strade specie di quelle dei lampioni dei vicoli del centro…luci che si specchiano sui sampietrini bagnati moltiplicandosi. In queste giornate, per quanto paradossale, mi soffermo in ufficio oltre l’orario e aspetto che se ne vadano tutti per potermi godere nel silenzio più assoluto il panorama che offre la mia finestra. Comincio già ad avere voglia della mia bevanda prediletta …il mio the caldo e fumante che mi accompagna quasi tutti i pomeriggi invernali e non vedo l’ora di stringermi dentro un bel maglione morbido che mi abbraccia teneramente. In questo periodo ho voglia di fare tante cose, sono più produttiva che mai non rimpiango l’estate sinonimo solo che di confusione. Ma il mio autunno è già iniziato stracolmo di impegni….e so già che ne avrò fino a capodanno poi forse molte cose cambieranno. Forse potrò dedicarmi di più a me stessa…forse.




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29 aprile 2006

La fuga....

Shhhhhhhhhhhhh….fate silenzio per favore! Ascoltate attentamente…Come! non sentinte nulla? Shhhhhh…Fermi! Sento delle vibrazioni che vengono dal terreno…che sia un terremoto? No non è il terremoto…eppure trema tutto qui intorno, i bicchieri tintinnano nella credenza, i vetri delle finestre scricchiolano….le pareti oscillano… Mi getto a terra e pongo l’orecchio al suolo. Non mi sono sbagliata diamine la terra vibra…ahhh ora capisco è una mandria inferocita di animali che si sta avvicinando. Una mandria? Ma mica vivo nella savana! Eppure la sento che si avvicina…le vibrazioni aumentano con il passare dei secondi sempre più…. Mi alzo da terra spaventata mi giro intorno..che sta succedendo? Ho paura. ARGHH, gli animali dei vicini si stanno agitando, abbaiano, miagolano, il criceto sembra impazzito e corre spaventato nella gabbia…. Comincio a chiudere le finestre e a serrare le porte…corro al telefono e decido di chiamare la Protezione Civile e nel mentre che faccio il numero guardo il calendario: Azzz mi illumino e comprendo: è il 1° Maggio. Ma certo ecco cosa succede…stanno arrivando loro... stanno arrivando in massa per il mega-concertone vengono da nord, centro, sud e isole…all’orizzonte vedo già le bandiere rosse vedo la faccia del Che,  che si avvicina. Acc! Ho poco tempo…poco tempo devo fuggire. Lontano. Fra poco mi chiuderanno le strade, non potrò più uscire di casa, non potrò andare a lavoro. Si perché si festeggia la festa dei lavoratori mica quella degli schiavi precari come me….o dei disoccupati. Ma adesso basta chiacchiere..la valigia, dov’è la valigia, ci ficco le cose più necessarie…spazzolino, pigiamino, slip, pillola (non si sa mai…) il rumore è sempre più assordante…alzo lo sguardo ormai la casa sta per crollare…l’intonaco comincia a cedere, le bandiere sono quasi sotto casa…l’odore delle canne avvisa che i primi  sono arrivati. Shhhhhh…in silenzio devo mimetizzarmi tra loro…e poi abilmente buttarmi nel passaggio segreto e di corsa fino al Tevere qui un battello aspetta tutti quei romani fuggitivi…mi infilo un paio di jeans strappati, la keffiath al collo e la magliettina con foglia di Marjuana  stilizzata. Con il pugno teso mi farò largo e appena nessuno mi vedrà correrò più che mai….vi lascio non ho più tempo.  Devo scappare.




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20 aprile 2006

Il mio io artistico...



Nonostante sia famosa e ricercata la sua umiltà sgomenta. Silenziosa si cela timidamente dietro le altre più chiassose e vezzose. Via Margutta…la via dell’arte con i  suoi estrosi abitanti…dove ogni stranezza assume un significato aulico e fondante. Stasera al tramonto l’ho percorsa lentamente e l’ho assaporata intimamente….passo dopo passo. Non ci sono capitata per caso...ma per attualizzare un desiderio che lui in un post mi aveva fatto venire prepotentemente…quella di conoscere il marmoraro. Si quel vecchietto di 78 anni che scrive simpatiche verità su i suoi marmi intagliati a mano. Di targhe fatte ce ne erano a migliaia tranne quella con la frase che volevo, decido di  prenderne un’altra, non faccio in tempo che lui si offre di farmi quella che voglio… lì per lì in soli 10 minuti. Aspetto contenta e nell’attesa mi confida il suo desiderio: quello di continuare a lavorare “fateme lavorà e io so felice, chiedo solo questo” Gentile mi accoglie fin dentro il suo laboratorio e mi spiega passo dopo passo la sua arte… e alla fine mi fa pure lo sconto…Uno dei tanti personaggi che ti fanno sentire cos’è la romanità. Esco e incantata mi fermo nella galleria di fronte…da un quadro un esplosione di colori mi rapisce…non mi accorgo della signora che mi osserva da dentro e che con un sorriso gioviale mi invita ad entrare…non per comprare ma per godere dell’emozione di una mostra improvvisata…la sua. E mentre guardo i suoi quadri un odore di oli mi avvolge improvvisamente.. mi giro e la trovo intenta a dipingere una splendida veduta marina. Con un sorriso e due parole riesce a trasmettermi la sua straordinaria passione. E lì un ricordo improvviso si è  aperto nella mia mente…quando a 6 anni esposi, insieme ad altri 999 bambini, un mio scarabocchio in quella straordinaria via, per beneficenza. Un’iniziativa che si è trasformata in un’opportunità straordinaria che mi riempie ancora oggi di orgoglio.

Beh dal 27 al 1 maggio ci sarà l’annuale mostra dei 100 pittori…se capitate a Roma non perdetela. Solo così potrete assaporare al pieno questo straordinario posto.




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5 aprile 2006

Omaggio a te... superba signora senza età.

Superba signora senza età, stamane ti sei alzata imbronciata. Hai chiamato a raccolta tutte le nubi del cielo e te ne sei coperta. La tua potente e raggiante vitalità oggi ce l’hai tenuta nascosta. Imbronciata come in una sindrome premestruale ti sei negata ai più e sorniona ridi in barba a tutti quei turisti che hanno pagato soldoni per ammirarti e per gustarti fin nelle tue più intime cavità. Dispettosa gli strappi dalla mani le cartine, come a dirgli di lasciarti in pace. Solo i tuoi figlioli sanno come prenderti in queste tue giornate capricciose e non si adirano di quegli  sbuffi di ponentino che lasci libero di circolare veloce e senza meta tra le tue vie come un serpente agguerrito. Solo con loro ti concedi e ti apri benevola. Come con me oggi,  quando dopo una leggera pioggerellina mi hai investito con un abbraccio di polline profumato, quasi a volerti far perdonare.  Anche in questo tuo essere burbero la tua bellezza rimane eterna come eterno è il richiamo incantatore che diffondi nel mondo. Con quei colori che possiedi e che indelebili splendono anche senza luce. Mi hai visto percorrerti da lato a lato oggi e al solito mi hai accolta e abbracciata nel tuo enorme cuore materno. I tuoi angoli , le tue piazzette, i tuoi ponti, le tue strade, le tue madonnelle, riflettono dei tuoi umori ma sempre mantengono quel loro fascino unico e inimitabile. Grazie mamma Roma ti voglio bene.




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Il grande uomo

"Mantiene il suo modo di pensare indipendentemente dall'opinione pubblica.
E' tranquillo, calmo, paziente, non grida e non dispera.
Pensa con chiarezza, parla con intelligenza, vive con semplicità.
E' del futuro e non del passato.
Ha sempre tempo.
Non disprezza nessun essere umano.
Causa l'impressione dei vasti silenzi della natura: il Cielo.
Non è vanitoso.
Siccome non va in cerca di applausi, giammai si offende.
Possiede sempre più di quanto giudichi meritare.
E' sempre disposto ad imparare, persino dai bambini.
Vive nel suo proprio isolamento spirituale, laddove non giunge la lode nè la censura.
Ciononostante, il suo isolamento non è freddo: Ama - Soffre - Pensa - Comprende.
Quel che possiedi, denaro, posizione sociale, non significano nulla per lui.
Gl'importa solo quel che sei.
Disprezza la propria opinione non appena verifica di aver sbagliato.
Non rispetta usi stabiliti e venerati da spiriti taccagni.
Rispetta solo la Verità.
Ha la mente da Uomo ed il cuore da bambino.
Conosce sè stesso, tale qual è, e conosce DIO."

(C. Charuri)

Qualcuno disse:

"Solo due cose sono infinite:l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima" (Albert Einstein)
"Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole" (Ebert Hubbart)

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