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Dilwica
una cacciatrice di anime uniche


Gentes


16 gennaio 2011

Zucchero filato.

E’ uno zucchero! Con tutti.

Sorride, saluta, ammicca con entusiasmo a ogni battuta e tesse intese con chiunque. E’ la simpatia fatta carne è l’amica di tutti e in poco tempo si è costituita la sua corte. Tutti fanno capo a lei e qualcuno vive solo per lei. Vaporosa nel vestire sprizza charme da ogni poro. E’ fashion molto fashion e la gara per assomigliarle è già partita. Chi è con lei è IN chi è contro è OUT. Chi è sempre pronto ad ascoltare le sue storie e degno di rispetto chi no è l’anticristo.  Si sente unica e inimitabile e per quest’ultima parola coglie in pieno, visto che è difficile al mattino scegliere di infilarsi un tacco 12 di Luciano Padovan per andare in ufficio attraversando la Capitale come fa lei.

Ormai i bisogni del gruppo si sono fusi con i suoi. Per il cappuccino al bar si attende lei che arrivi e fa niente se fuori fa -5 e si fa attendere mezz'ora. Per la pausa caffè si attende che lei decida di fare pausa ed è sempre lei a definire le uscite serali, il ristorante e la compagnia che dovrà attorniarla. Ora siamo arrivati anche all’organizzazione del week end. Inutile aggiungere che se lei non esce, il gruppo non esce e se lei è di cattivo umore tutti si raccolgono in silenzioso rispetto.

Per civiltà ho provato a interagirci ma è da quando avevo 3 anni che lo zucchero filato mi ha sempre nauseato. E bello a vedersi ma è inconsistente, oltre che fastidioso e appiccicoso. Di utile rimane sempre e solo il bastoncino che è quasi sempre però  indigesto. E così io sono per lei, l’indigesto anticristo out che non si è piegato ai suoi voleri. Colei che la osserva sempre ma non l’approva, mai.

Quella parte di mondo che non è riuscita ad ammaliare perché non vive di apparenza e sa leggere gli sguardi, quella parte di civiltà che allo zucchero filato predilige una bella cioccolata calda, densa ed estremamente calorica.






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19 settembre 2009

Capitan Harlock [Gentes 11]

L’ho incontrato senza aver mai incrociato il suo sguardo. E da mesi lo ascolto senza sentire la sua voce. Eppure nonostante ciò è riuscito ad entrare nel mio vissuto e io nel suo. Tutto è nato quando mi è venuta l’idea di approfondire un’amicizia di una persona che pensavo bella… amicizia finita però sul nascere. Capitan Harlock è un amico di questa mia ex presunta amicizia da scoprire. Avevo voglia di capire ciò che mi era oscuro di quella persona, ma sono rimasta abbagliata dalla luminosità dell’anima di questo capitano che ha eclissato tutto…. soprattutto il suo amico.

E’ inutile…  è sempre così…ci si fissa su un pianeta, pensando che sia il migliore dell’Universo, poi ci si para davanti il Sole e ci ricorda che c’è di meglio, lui ad esempio…l’unico che può pretendere che tutto gli giri intorno. E così mi piace paragonare la personalità di P. M. in arte Capitan Harlock. Non ci siamo mai incontrati, solo una volta l’ho visto di sfuggita nel suo posto di lavoro, eppure sono mesi che comunichiamo. E’ un amico virtuale, un amico che per ora ancora vive nella rete, anzi è l’unico mio amico virtuale che mi è rimasto, visto che gli altri sono passati tutti alla realtà perdendo lo status di virtuali.

In tutti questi mesi di conversazioni, questa persona mi è stata molto vicina aiutandomi con il suo semplice esserci a vedere le cose in maniera differente. Lui non era a conoscenza della nostra “amicizia” comune, ma la sua genuinità e pienezza d’animo mi ha letteralmente rapita, al punto da carpire la mia fiducia e svelargli il mistero che tenevo nascosto. Improvvisamente ho capito che era lui la persona che valeva la pena conoscere e non l’altro che già conoscevo superficialmente. Incredibili i casi della vita.

Fino ad ora, tutte le mie amicizie virtuali trasformatesi in reali sono state una scoperta senza uguali, gente bella che si è rivelata meravigliosamente bella. E chi sa e mi sta leggendo, sa che mi sto riferendo a loro senza dubbio. Non so cosa accadrà con P.M. quando ci vedremo finalmente negli occhi e ascolteremo le nostre reciproci voci…. forse ci riconosceremo attraverso le nostre anime o forse non ci sopporteremo per niente… tutto è da verificare e provare… ammetto di avere un po’ di paura, una cosa però è certa, al di la di come andranno le cose, nel bene e nel male, la sua presenza mi ha riempito e la sua essenza decisamente arricchita. E di questo non posso non ringraziarlo di cuore.



"Io... mi batto solo per quello in cui credo. Non per uno stato o un pianeta in particolare. Lotto solamente per gli ideali che ho nel cuore. Io erro lungo le rotte delle stelle... la gente mi chiama CAPITAN HARLOCK... nell'oscuro mare stellare, nello spazio infinito e senza domani, finchè ci sarà anche un unico sole che arde nel cosmo, io vivrò in libertà sotto il mio vessillo."




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16 novembre 2008

Dall'estetista: lei [Gentes 10]

Il negozio è di quelli trendy con pareti coloratissime e controsoffitti degni di artisti della pop art, i faretti sparano luce accecante e la musica di ultima generazione. Sugli stands troneggiano prodotti di tendenza, creme, maschere, shampoo e cosmetici tutti pagliettati e le pareti sono tappezzate di fanciulle pettinate con pettinature futuriste. Le ragazze sono tutte in divisa bianca con la scritta “centro estetico XY”. Lì dentro si parla solo di pelle, cellulite, capelli e peli da estirpare nei modi più fantasiosi: cera brasiliana, cera araba ecc. Diversi sono gli ambienti tutti destinati a usi specifici: sala per massaggi ayurvedici, shiatsu, swedana, sabay, Tridosha ecc, sala solarium, sala lpg e massaggi tecnologici nonché sale pulizie viso e cerette fino ad arrivare alle postazioni di manicure e pedicure dove ogni singola unghia viene decorata e ricostruita con lavori certosini. Ecco lei l’ho vista lì seduta in una di quelle postazioni che con estrema cura e attenzione teneva la sua mano tra le mani di una delle estetiste più giovani. Il contrasto era netto e sconcertante. Lei era semipiegata sul tavolo il volto coperto dalle rughe e i capelli di un bianco luminoso. Avrà avuto più di ottantanni forse anche ottantacinque. Faticava solo nel tenere la mano rattripita tesa tra le mani fresche e giovani della ragazza che con accuratezza le sistemava le sue unghie fragilissime. Faceva fatica anche a guardarla negli occhi, anche se ci provava, a causa di una gobba che la costringeva a stare piegata, ma ci teneva a essere ancora bella come forse un tempo lo era stata e lo era ancora nonostante l’età. Guardava l’estetista con i suoi occhi penetranti infossati e languidi e le sorrideva contenta era soddisfatta del lavoro e delle sue mani che pian piano riprendevano tono e vitalità. Finita la manicure si è alzata a stento e sottobraccio alla ragazza lentamente si è diretta verso l’uscita, oltrepassando quel mondo ultramoderno di cui lei rappresentava le radici.





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2 settembre 2008

Miah [Gentes 9]

    Incede con passo sicuro tra la sabbia nonostante lo zaino pesante dietro le spalle, la sacca piena sul ventre e le braccia colme di quotidiani di più tipi: corriere dello sport, Repubblica, il Messaggero e loro inserti quotidiani, libri compresi. E’ Miah, il mio giornalaio ambulante bengalese del mare. Per cinque ore, ogni mattina da giugno ad agosto percorre su e giù il litorale romano instancabilmente sempre con il sorriso sulle labbra. Non raggiunge un metro e settanta, mingherlino con un sorriso gentile e pacato in cui brillano i suoi denti bianchi che spiccano sul suo colorito caramellato. Ha un aspetto delicato e nobile, la volgarità non gli appartiene e rigorosamente nonché educatamente da del “lei” a tutti. Quando sono al mare lo aspetto con impazienza ogni mattina alla solita ora nel mentre ozio sul mio lettino al mare. La giornata non inizia veramente per me fin quando non lo vedo arrivare. E così, nell’attesa, scruto tra i colori della spiaggia l’orizzonte finché non individuo quel puntino rosso che incede con passo pesante ma certo sulla sabbia. Ma la mia attesa non è tanto per il giornale quanto per la serenità che emana il suo volto, quel suo sorriso pacato e quel salutarmi delicatamente con il cenno della mano ogni volta che mi si avvicina. L’ultimo giorno però avevo voglia di capire cosa c’era dietro quella serenità e nel chiedergli notizie sulla sua vita ho scoperto che la sua vita è tutt’altro che serena. In Italia è totalmente solo, i suoi genitori sono in Bangladesh e le sue quattro sorelle sono sparse per il mondo con i rispettivi mariti. Il suo desiderio è quello di fare il badante e avere un lavoro “più sicuro” di quello che fa ora e con il quale guadagna a malapena per sopravvivere. Una storia, la sua, di disperazione come quella dei tanti immigrati presenti nella capitale ma che nasconde in se il seme della speranza perché nella vita è sempre l’ultima che muore…peccato che la stragrande maggioranza delle persone che costituiscono la nostra società, questo se ne sono dimenticati e molti giovani forse nemmeno lo sanno e pensano di risolvere le loro disperazioni tirando coca o stordendosi con l’alcool.



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12 giugno 2008

Davide [Gentes 8]

Come Marco Aurelio troneggia dall’alto del suo fiero destriero al centro della piazza del Campidoglio in Roma, lui ugualmente troneggia dal suo bianco cavallo a dondolo nell’angolo del suo balcone. E’ biondo, alto quanto la ringhiera del balcone e ha doti di grande oratore. Dapprima esce silenzioso dalla porta finestra della cucina nel mentre la mamma è distratta a preparargli la cena, avanza con passetti incerti fin sopra il suo cavallo a dondolo quindi ci sale sopra con fare imponente e rimanendo in piedi come un imperatore alla guida del suo esercito comincia ad osservare il mondo che circonda il suo balcone. Un mondo fatto di una strada, circondata da palazzi, che ospita un piccolo bar, un negozio di frutta e verdura, una pizzeria e una parrucchiera. Un mondo piuttosto ridotto ma che per lui equivale a un grande impero. Osserva con perizia ogni movimento e non appena vede qualcuno avvicinarsi attiva la sua fervida attività oratoria che suona grosso modo così: “Signoooooooore Signoooooooooore ciao che fai? Macchinaaaaaaaaaaa Macchinaaaaaaaaaaaaa dove vai? Signoooooora con la bustaaaaaaaaa ciao” “cane cane bau bauuu” è estremamente tenace e non demorde fin quando non ottiene l’attenzione cercata. La sua attività è talmente piena che non lascia il campo di battaglia nemmeno per la pappa, che i genitori a turno seduti a terra gli danno. Lui mangia durante le ore del rientro e per lui quell’orario è l’ora di punta della sua attività oratoria. Tutti lo conoscono e tutti quando tornano dalle loro attività puntano lo sguardo sul suo balcone e lo salutano con riverenza, come ogni soldato saluta il suo imperatore che dall’alto monitora le truppe. Si chiama Davide il nostro l’imperatore di quartiere e come alta uniforme porta un pigiamino azzurro. Io sono la “signoooooooooora di fronte io mangio e tu?” e ho l’alto onore di poter guardare in modo paritario questo piccolo grande uomo nel mentre troneggia nel suo campo d’azione in attesa di divenire un uomo grande. E’ uno spettacolo immenso starlo a guardare e spesso ci passo intere mezz’ore a osservarlo e a parlottarci via balcone. Mi racconta quello che mangia, a cosa gioca e si interessa di quello che faccio con fare attento. In questi momenti non c’è stress che tenga o delusione alcuna che mi opprima ma solo la spensieratezza dell’innocenza che tutto rende semplice.


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19 aprile 2008

Scipio [Gentes 7]

    Avanzava con circospezione riverenza e speranza facendosi largo tra le siepi, il verde e i pini di Villa Panphili. Gli oziosi abitanti della stessa erano sparsi un po’ ovunque: chi sul prato, chi sulle panchine. Io ero tra questi ultimi, nella panchina più scusata nella parte più alta della villa dove i gridolini dei bimbi e l’abbaiare dei cani mi giungeva lontano. Tutti però eravamo impegnati nel nostro niente ozioso, qualcuno leggeva, qualcun altro pensava, altri chiacchieravano o giocavano con i loro pargoli. Solo gli sportivi riuscivano a rilassarsi affaticandosi. Il silenzio era per tutti l’amico cercato e il relax suo fratello. Ma a infrangere questo solido sodalizio è stato proprio lui, Scipio, che pazientemente si era arrampicato nella roccaforte paphiliana con il chiaro intento di incontrare ciascun ozioso. 
    La prima percezione che ho avuta di lui è stato tre panchine più in là della mia, nel mentre supina sulla stessa ero intenta ad assorbire tutto il calore del sole. La prima sensazione fu estremamente sgradevole e con pietà pensai alla povera malcapitata oziosa che era stata disturbata da questa voce che dal silenzio, proveniva limpida, incisiva e tristemente determinata. Avevo intuito infatti che tale determinazione avrebbe spezzato anche la mia quiete. Così fu pochi minuti dopo e ciò che doveva dirmi non era più una novità avendo sentito già tutta la propaganda che faceva. Infastidita dall’intrusione nel mio silenzio ricercato ero pronta a fargliela pagare seriamente così quando il suo corpo cominciò a crearmi ombra mi alzai di scatto con espressione fortemente indispettita…ma l’impatto fu come l’acqua sul fuoco. Un sorriso al contempo disarmante e tenero mi accolse e i suoi occhi speranzosi mi lasciarono di sasso. In un attimo questi due elementi erano riusciti a spegnere il malumore e il turbamento che aleggiava in me fin dalla mattina. Così decisi di ascoltarlo e la mia risposta negativa (di cui un’attimo prima andavo fiera) mi turbò come una colpa. Mi disse di chiamarsi Scipio e di essersi candidato per il XVI Municipio di Roma nel partito di Di Pietro “l’Italia dei valori”, mi offriva il suo programma e sperava nel mio voto. 
    Purtroppo, nonostante tra me e i politici di qualsivoglia partito non scorra buon sangue, non potevo darglielo perché non è il mio municipio e per la prima volta ho provato un gran dispiacere nel deludere una persona che solo per la sua solarità insita era riuscita a farmi del bene e a farmi uscire dal turbinio dei pensieri bui. Con dignità ha accusato il colpo e senza spegnere il suo sorriso mi ha salutata con estrema dolcezza quasi sapesse che toccasana la sua presenza passeggera era riuscita a sviluppare in me. Augurandogli un sincero in bocca al lupo, l’ho così seguito nel mentre con i suoi volantini andava a trovare i miei vicini oziosi trasformando l’eco della sua voce che via via si faceva sempre più lontana tra il verde della villa, nella musicalità del mio nuovo silenzio.






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14 marzo 2008

Carla [Gentes 6]

    Uno scricciolo vispo e vivace, che spesso si aggira con due simpatici codini minuscoli in cui racchiude i suoi capelli castani. Pettinatura che le ha fatto guadagnare l’appellativo di Pucca e non solo. Una bomba umana instancabile, sempre allegra con un sorriso terribilmente contagioso al punto che se entri ammusato riesce a farti uscire sorridente e a tre metri da terra. Guardandola lavorare sembra di vedere la riproduzione della dea indiana Kalì (la dea con quattro braccia), per la sua capacità di servire contemporaneamente e velocemente più persone e di intrattenerne altrettante. Si prende cura di tutti e se vede qualcuno piuttosto silenzioso lo punta e come un torpedone lo travolge finché non ottiene quello che vuole. Non le sfugge nulla e ha sempre argomenti da trattare, dispettosa come una scimmia te le fa scontare tutte: difficilmente con lei si riesce ad avere l’ultima parola. Con un’occhiata riesce a fare la radiografia a chiunque le si trovi davanti e filtra attraverso le tazze di cappuccini e caffè il carattere di chi le sta di fronte. Conosce i gusti di tutti i suoi clienti più affezionati al punto che non devono chiederle nulla e a quelli più antipatici regala sempre un sorriso per poi distruggerli appena escono ma sempre bonariamente. 

    I più non lo sanno, ma ha un humor spiccato e invidiabile che le dà la capacità di ribattezzare chiunque facendo sì che i suoi soprannomi siano sempre precisi e inequivocabili. Non a caso, suoi sono i personaggi di Biscottino, Chicca, Spilla e altri. Persone quasi normali in cui lei, sull’esempio dei grandi “padri” della comicità romana come Sordi e Verdone, ha saputo coglierne le sfumature più salienti e trasformarle nei tratti tipici di personaggi ironici e divertenti. Personaggi che, se trovassero la mano esperta di un bravo vignettista, potrebbero trasformarsi in fumetti di grande successo al pari di quelli più noti. 

    
Carla però non è solo una “Forattini orale” è lei stessa un personaggio bello, forte, intrigante nonchè interessante da vari punti di vista. Ha un forte senso ironico che le permette di attutire i colpi bassi che la vita ogni tanto le riserva e a risollevarsi con fierezza e grinta trasformando l’evento da negativo in positivo. Ma è anche una rubacuori impenitente, tant’è che c’è sempre, qualcuno che crolla dinnanzi alla sua visione ammaliante perdendosi nei suoi sorrisi e nei suoi sguardi sornioni. Dall’apparenza fragile e delicata, Carla è in realtà anche una centaura grintosa, una “tosta sensibile” che riesce a dare scacco matto a tutti i suoi colleghi maschi, sue vittime predilette, ai quali non rimane che subire in silenzio. Come i dolci che vende, la sua presenza nel bar, ma anche fuori, è paragonabile alla crema gustosa racchiusa dentro ogni pasta, rappresentando quell’ingrediente base che rende al top il gusto e che sublima l’anima di qualsivoglia goloso. Se un giorno avrete la fortuna di incontrarla non potete non accorgevene perché avrete la sensazione di essere immersi in una vasca di cioccolata fondente profumata e delicata, dolce e piccante al contempo la cui aroma può solo migliorarvi l’umore e alimentarvi l’allegria.


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7 marzo 2008

Juan [Gentes 5]

    È silenzioso, educato, veloce, scaltro e instancabile: l’ho incontrato dietro il bancone del mio bar preferito. In questo spazio molto limitato si aggira con dimestichezza mirata non sbaglia mai una mossa e come un piccolo genio della lampada soddisfa i desideri di tutti: sia di quelli belli che di quelli brutti. Il suo volto è solare, e lui, sempre pronto al sorriso e alla battuta riesce a rimanere calmo e paziente anche quando per la centesima volta nell’arco della giornata qualcuno, osservando i suoi tratti andini delicati ed espressivi, gli chiede da dove provenga: Peru è la risposta. Ha una voce dolce e pacata dalla tipica melodia ispanica con la quale anche il rimprovero più duro suona delicato e ha una simpatia innata così coinvolgente che riesce a illuminarti anche la giornata più grigia. Grazie alla sua presenza, e a quella del suo collega di turno, il rito del caffè si è trasformato da semplice routine a un momento intenso di relax in cui la carica del caffè si fonde con la sua carismatica energia latinoamericana al punto da non saper più distinguere, all’uscita del bar, quale sia l’elemento base responsabile del mio rinnovamento emotivo.

    Juan, però, è molto più di un semplice ragazzo trentenne che lavora in un bar e che sa fare il suo lavoro. In realtà è un universo da scoprire che riesce a sorprenderti in ogni istante. È una persona così bella che solo dopo averlo conosciuto meglio ho compreso la grande fortuna che ho avuto nell’averlo incontrato casualmente. Il suo sguardo profondo è magnetico e i suoi occhi a mandorla scuri e vispi hanno la capacità di farti perdere in quelle terre, per noi lontane, che evocano una tra le più grandi civiltà mai esistite dell’America precolombiana: gli Incas. Una civiltà straordinaria che continua a vivere ancora oggi nelle tradizioni popolari del luogo, nei colori, nelle arti nonché nella lingua quechua ancora viva e presente nei dialetti locali. Aspetti affascinanti di cui Juan è portatore sano e gratuito che riesce a trasmettere in modo del tutto naturale a chi lo ascolta, dando a quest’ultimo l’immensa opportunità di arricchire i propri orizzonti.

    È nato sulle Ande a 3800 m di altezza, in quella terra magica che è il Peru, parla molte lingue e nonostante la sua giovane età ha vissuto in diversi paesi prima di arrivare in Italia. Il lavoro non lo spaventa e ogni circostanza lavorativa che gli viene offerta l’accoglie con entusiasmo, anche la più faticosa. Niente sembra costargli fatica e anche quando lo vedi stanco e assonnato è capace di sminuire il momento con un’alzata di spalle e un sorriso. Ha uno spirito di sacrificio sbalorditivo che contrasta nettamente con le esistenze dei suoi coetanei mollicci in giacca e cravatta che dopo un’ora di ufficio, trascorsa per lo più a chattare scemenze o mimare l’ultima azione di Totti, si ritrovano dinnanzi a un suo caffè a lamentarsi del loro “duro lavoro”. Un’esistenza intensa e passionale, la sua, da far venire i brividi se paragonata a quella insulsa di quei trentenni italiani tristi e demotivati (molti di mia conoscenza) rappresentanti eccelsi di vite annoiate, vuote e prive di interessi veri. Le passioni di Juan invece sono tante e spaziano dalla cucina, che ha trasformato nella sua professione, alla matematica la facoltà presso cui si è iscritto, senza tralasciare tutte le altre passioni che ogni ragazzo della sua età in genere possiede come: la musica, il calcio, il cinema e ovviamente le donne che non se ne lascia scappare nessuna in qualsiasi circostanza si trovi. Attraverso le sue parole e i suoi modi traspare un’anima nobile che affascina e che alimenta la stima e l’ammirazione nei suoi confronti, sa farsi voler bene ed è molto difficile non volergliene. 
    Per dirla in breve, incontrarlo è come precipitare nel caveau di Paperon de Paperoni e ritrovarsi improvvisamente miliardari.


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Il grande uomo

"Mantiene il suo modo di pensare indipendentemente dall'opinione pubblica.
E' tranquillo, calmo, paziente, non grida e non dispera.
Pensa con chiarezza, parla con intelligenza, vive con semplicità.
E' del futuro e non del passato.
Ha sempre tempo.
Non disprezza nessun essere umano.
Causa l'impressione dei vasti silenzi della natura: il Cielo.
Non è vanitoso.
Siccome non va in cerca di applausi, giammai si offende.
Possiede sempre più di quanto giudichi meritare.
E' sempre disposto ad imparare, persino dai bambini.
Vive nel suo proprio isolamento spirituale, laddove non giunge la lode nè la censura.
Ciononostante, il suo isolamento non è freddo: Ama - Soffre - Pensa - Comprende.
Quel che possiedi, denaro, posizione sociale, non significano nulla per lui.
Gl'importa solo quel che sei.
Disprezza la propria opinione non appena verifica di aver sbagliato.
Non rispetta usi stabiliti e venerati da spiriti taccagni.
Rispetta solo la Verità.
Ha la mente da Uomo ed il cuore da bambino.
Conosce sè stesso, tale qual è, e conosce DIO."

(C. Charuri)

Qualcuno disse:

"Solo due cose sono infinite:l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima" (Albert Einstein)
"Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole" (Ebert Hubbart)

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