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Sogno o son desta?

    E’ una bella giornata primaverile, la tavola piena di amici sorridenti e come sottofondo risate, chiacchiere e il cozzare delle stoviglie. Unica pecca il nostro tavolo è lontano dall’entrata del ristorante ufficiale, ossia si trova in una sala “succursale” posizionata a metà della via principale che ospita il locale centrale e il nostro tavolo è sul marciapiede. Le tovaglie sono bianche e coprono delle sottotovaglie color giallo oro. I camerieri sono uno stuolo, un continuo andirivieni quasi molesto.  Il capo cameriere è una donnina anziana ma di quelle toste che prima di ascoltare intuisce al volo le necessità dei commensali.  Finalmente arriviamo alle ordinazioni e tutti ci buttiamo su un menù di pesce. Pare infatti che questo ristorante sia rinomato per il pesce. Siamo quasi tutti conformi nello scegliere i primi: un bel risotto alla crema di scampi e per secondo branzino in crosta di sale contornato di patate arrosto. Insomma tranne qualche difformità queste le scelte prevalenti. 

    L’attesa è breve grazie alle chiacchiere e ai racconti e a metà della storia più bella ecco arrivare l’esercito di camerieri con i primi. Nel mentre parlo improvvisamente avverto un profumo delicato proveniente dal basso che mi stuzzica l’olfatto e stimola l’appetito, di impulso abbasso lo sguardo per perderlo nella moltitudine dei chicchi di riso rosati completamente spolverati da coriandoli di prezzemolo tritato. La golosità si fa spazio e la mia mano d’istinto corre verso le posate ma ahimè come triste scoperta mi accorgo solo ora che ho due coltelli e nessuna forchetta. No problem mi giro di scatto e cerco la capo cameriera affinché me ne porti una. Ma sfiga vuole che in quel momento a passare vicino al tavolo siano solo persone che passeggiano sulla via e dei camerieri nemmeno un’ombra.  A quel punto alla mia amica vicina dico che andrò a prendermela da sola e mi alzo decisa ma anche un po’ adirata in quanto tale manovra farà raffreddare il mio risotto. Cerco un cameriere ma sembrano scomparsi e comincio a scendere verso il ristorante centrale.

    La via è piena di gente e di negozi e sono costretta a fare lo slalom tra le persone per raggiungere la meta. Arrivata a fatica al ristorante centrale, entro e una confusione mi avvolge,  mi accorgo che è stracolmo di gente e tutti i camerieri sono impegnati a servire la moltitudine dei commensali presenti. Fortunatamente però vedo il contenitore pieno di forchette pulite e me ne prendo una ma prima di andarmene per correttezza avviso la capo cameriera anziana con l’intenzione di spiegarle che si erano dimenticati a mettermene una tra le posate. L’anziana cameriera mi sorride ma al contempo mi da uno scontrino dicendomi che quella forchetta costa 40 centesimi e certa che io gliene avrei dati 50 mi da già il resto di 1 centesimo insieme allo scontrino. A nulla valgono le mie rimostranze nelle quali le spiego che io sono una commensale dell’altra sala e che non mi hanno dato loro le posate giuste.

    Allibita pago e con la forchetta in una mano e lo scontrino e 1 cent nell’altra torno al mio tavolo rifacendo la via in salita. Ma arrivare al tavolo è un’impresa e quando riesco ad arrivare, sudata e stanca, dopo essermi scontrata con una marea di turisti distratti, trovo i miei amici sorridenti in piena degustazione della frutta di stagione e il mio posto stracolmo di cibo in attesa di essere mangiato, risotto, branzino, patate e frutta.

    E così stamane furente mi sono svegliata.


Pubblicato il 26/3/2011 alle 15.53 nella rubrica Incroci di vita....

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