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un parco giochi abbandonato

Ecco cosa è diventato il cannocchio ultimamente, almeno per me e di chi la pensa come me. Mai un ossimoro è stato così azzeccato. Il parco giochi è per antonomasia sinonimo di vitalità, di divertimento di gioia, di incontro. E così era questa piattaforma ai suoi albori, al punto che i post più singolari finivano commentati su Sky o pubblicati su un quotidiano e i blogger autori erano quasi dei personaggi sul web e amici nella realtà. Poi è arrivato facebook e la voglia di visibilità ha fatto sì che il parco giochi originario venisse abbandonato per uno virtuale e più immediato, dove l'essenza dell'individuo venisse sostituita dall'apparenza dello stesso.
Ma non è questo ciò che conta e ciò che è importante, la tristezza del cigolio di un'altalena vuota che annuncia la fine della sua folle corsa sta nel fatto che la stessa altalena il giorno dopo non sarà più occupata da nessun bambino, perchè quel bambino è diventato un adulto. Un adulto che ha perso la sua fanciullezza, la sua voglia di divertirsi, la sua spontaneità e soprattutto la dignità, ma su quest'ultima affermazione stendiamo un velo pietoso.
Un tempo mi piaceva condividere le mie "avventure metropolitane" e questo parco giochi era prolifico di incontri interessanti che rappresentavano spunti di crescita. Ora, fatto salvo per alcune eccezioni o irriducibili mosche bianche, gli unici incontri che si possono fare qui è con poveri derelitti che popolano un parco giochi abbandonato con la speranza di trovare una panchina vuota su cui stendersi e placare l'ira di una personalità insoddisfatta quando perfino fortemente
disturbata.

luna park - michael massaia

Pubblicato il 20/11/2011 alle 11.33 nella rubrica Diario.

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